L’Unione Bancaria europea tra tecnicalità e sovranità

L’Unione Bancaria europea tra tecnicalità e sovranità
Luca Alfieri

Luca Alfieri

La crisi finanziaria iniziata nel 2007-2008 ha reso evidente la necessità di armonizzare in tutta l’Unione europea, e in special modo nella zona euro, la regolamentazione delle attività bancarie e la loro vigilanza. La crisi ha messo in luce come un’errata, ma soprattutto differenziata valutazione dei rischi da parte dei diversi settori bancari nazionali possa compromettere la stabilità finanziaria di tutti gli Stati membri. Nel giugno 2012 il Consiglio europeo ha deciso di «spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano» e dare una vigilanza e una regolamentazione europea al settore bancario, la cui mancanza è stata una delle ragioni principali della crisi che stiamo vivendo.

Nelle ultime settimane abbiamo visto una serie di scontri politici tra Italia e istituzioni europee, in relazione all’implementazione del secondo pilastro dell’unione bancaria (MRU – cfr. scheda), su due principali questioni. Innanzitutto sulle regole del bail-in, volte a scaricare su azionisti, obbligazionisti e depositanti oltre 100.000 euro il costo del salvataggio della banca, e non più totalmente sui contribuenti (cioè i cittadini, attraverso il prelievo fiscale) come è invece largamente avvenuto nei primi anni della crisi. In secondo luogo sui meccanismi di garanzie dei depositi che, allo stato dell’arte, rimangono ancora quelli nazionali. Permangano, infatti, ancora molte questioni irrisolte su come arrivare ad un meccanismo unico di garanzia dei depositi a livello europeo che tenga conto anche delle preoccupazioni dell’economia dell’Europa del nord: è chiaro che, in tal caso, saremmo in presenza di una “condivisione dei rischi”, cosa che preoccupa i tedeschi in special modo. Ci appare alquanto strano osservare il lamento dell’intero arco costituzionale italiano per regole che sono state discusse nel biennio 2012-2013 e che, come dimostra l’atto del Governo nr. 241 del novembre 2015, (scaricabile dal sito del Senato italiano www.senato.it), sono stato oggetto di un lungo iter di negoziazione, che hanno ripreso addirittura principi elaborati dal Financial Stability Board del G20, e sono state ratificate da parte di governi, organi comunitari e parlamenti nazionali. Per quanto alcuni elementi di critica all’attuale assetto, ancora incompleto, dell’Unione bancaria non siano del tutto fuori luogo, va anche detto che non è certamente un comportamento serio giungere al momento di applicare regole già decise e chiedere moratorie per “particolarità nazionali”. Eventualmente, queste problematiche andavano fatte valere precedentemente e, comunque, erano già ben note sia alla Commissione Europea sia alla stessa BCE.

Circa la diatriba sugli aiuti di stato non concessi all’Italia, ma a suo tempo ad altri Paesi, Mario Seminerio, in un post dal titolo “Il complotto della realtà contro i poveri italiani” apparso nel suo blog Phastidio.net, ha chiarito come alcune delle “ingiustizie” sollevate dal nostro governo siano assolutamente fuori luogo perché prendono in esame situazioni che nulla hanno a che fare con Banca Etruria e le altre tre banche oggetto delle discussioni delle ultime settimane.

Se le banche italiane hanno problemi con la gestione dei prestiti non performanti (non performing loans), nonostante la tanto decantata, dall’inizio della crisi, “solidità del sistema bancario italiano”, ha senso preoccuparsi delle regole del bail-in o non piuttosto dell’assoluta debolezza del nostro sistema bancario che, si ricordi, ha presentato, a fasi alterne, varie criticità, dal famoso scandalo della banca romana del 1892 per arrivare a fatti più recenti come lo scandalo Parmalat?

È importante inoltre notare come le titubanze tedesche siano dovute, come sempre, a problemi di ordine costituzionale. Ci sono alcune richieste tedesche, come per esempio quelle di pervenire ad un diritto fallimentare unico dell’UE, che ci paiono assolutamente condivisibili. Inoltre un qualsiasi sistema europeo di garanzia dei depositi deve affrontare il tema della legittimità politica. Se si vuole uno schema di garanzia europeo, ci deve essere una capacità fiscale europea, cioè un governo europeo. Non può essere il contribuente tedesco a finanziare gli altri, ma deve essere il contribuente “europeo”. Va infine osservato che l’obiettivo del mercato unico dei capitali, struttura portante di un effettivo mercato interno e di una completa unione bancaria, non sia assolutamente estraneo a problematiche come il trasferimento di competenze e sovranità a livello europeo, anche per un loro migliore funzionamento. Si è visto, infatti, come l’integrazione finanziaria europea, importantissima per la stabilità dell’UEM, non sia sufficiente ad evitare squilibri: l’unione fiscale e  politica della zona euro debbano andare di passo a queste unioni solo apparentemente più tecniche.

Gentileza: Unità Europea n°1 2016 anno  XLIII – Pagina 7

L’Unione Bancaria europea-scheda   

L’attuale Unione Bancaria è formata da due istituzioni. Il primo è il Meccanismo di vigilanza unico (MVU), che dà alla Banca centrale europea la vigilanza bancaria diretta sulle principali banche di ciascun Paese dell’Eurozona, per garantire una disciplina ed un controllo indipendente sulla base di norme comunitarie. Il secondo è il Meccanismo di risoluzione unico (MRU), che interviene nel caso in cui una banca si trovi in una situazione di dissesto finanziario, garantendo la gestione di queste gravi situazioni per via interna e non più con un ‘salvataggio di stato’, onde evitare un costo eccessivo per i contribuenti. Di questo pilastro fa parte anche il cosiddetto bail-in che si rifà alla direttiva sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi (BRRD), in base alla quale le risoluzioni devono essere finanziate dagli azionisti e dai creditori degli enti creditizi. Esiste inoltre un Fondo di risoluzione unico, collegato al MRU, che può fornire finanziamenti complementari. Resta ancora aperta la questione di un sistema comune di garanzia dei depositi. Al momento gli schemi di garanzia dei depositi (SGD) restano nazionali, ma la Commissione Europea e anche la BCE sperano di riuscire ad avere uno schema comune dei depositi nei prossimi anni. Il MVU è già operativo dal 2014, mentre il MRU lo è da gennaio 2016. Il Fondo di risoluzione unico dovrebbe raggiungere il livello-obiettivo nel 2024 e alla fine dovrebbe ammontare a 55 miliardi di euro. I membri dell’area dell’euro fanno parte automaticamente dell’Unione bancaria. Gli altri Stati membri UE possono aderirvi su base volontaria.

(Fonti: Parlamento Europeo, Commissione Europea, Senato italiano)

Luca Alfieri

Nato a Parma, Italia (1986) Laureato in Economia dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale (laurea triennale), in Sviluppo Locale Cooperazione e Mercati Internazionali (curriculum internazionale) presso la Facoltà di Economia dell’Università di Parma. 

Ha svolt0 tra il 2010 e il 2011  il Servizio Volontario Europeo (SVE) presso il Foyer de l’étudiant catholique di Strasburgo, Francia. Nel 2012 ha conseguito un Master 2 alla facoltà di Economia dell’Università Strasburgo in Macroeconomia e Politiche Europee.

Co-fondatore della sezione Gioventù Federalista Europea (GFE) di Parma. Dal 2013 segretario regionale della (GFE) dell’Emilia Romagna. Membro di Amnesty International e co-fondatore del gruppo giovani di AI di Parma.

Collabora con il giornale online Eurobull.it ed è colonnista per l’osservatorio sull’economia europea per il giornale del Movimento Federalista Europeo (MFE) “L’UNITÀ EUROPEA”.

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